{"id":2755,"date":"2023-07-20T10:57:44","date_gmt":"2023-07-20T08:57:44","guid":{"rendered":"https:\/\/unescochairgced.it\/?post_type=glocited&#038;p=2755"},"modified":"2023-10-12T10:26:46","modified_gmt":"2023-10-12T08:26:46","slug":"the-empowering-journey-as-a-tool-for-gce-dialogues-with-the-scientific-committee-interview-with-pierluigi-musaro","status":"publish","type":"glocited","link":"https:\/\/unescochairgced.it\/en\/glocited\/the-empowering-journey-as-a-tool-for-gce-dialogues-with-the-scientific-committee-interview-with-pierluigi-musaro\/","title":{"rendered":"The empowering journey as a tool for GCE."},"content":{"rendered":"\n<p><strong>ABSTRACT<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Professor of Sociology of Cultural and Communicative Processes, Musar\u00f2 develops the concept of Global Citizenship Education around the themes of Mobility Justice and peaceful coexistence between cultures while respecting the environment. The Professor demonstrates the urgency of challenging ethnocentric and anthropocentric approaches by moving towards a global normative framework that recognises the equal rights of all living beings, human and non-human. Education for global citizenship is therefore a transversal educational approach that aims to build a cosmopolitanism based on the awareness that we live on an impoverished planet that recognises the value of diversity. Musar\u00f2 proposes as an educational strategy the experience of the empowering journey<\/p>\n\n\n\n<p><strong>TESTO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Pierluigi Musar\u00f2 \u00e8 professore ordinario presso l\u2019Universit\u00e0 di Bologna dove insegna Sociologia dei processi culturali e comunicativi ed \u00e8 membro del Collegio di Dottorato di Sociologia e Ricerca Sociale. In ambito accademico collabora con universit\u00e0 negli USA, Australia e UK, mentre in Italia \u00e8 stato presidente dell\u2019Associazione YODA (Youth for Developing Alchemy) e direttore di IT.A.C\u00c0 (Festival del turismo responsabile). Inoltre, \u00e8 membro del comitato scientifico della Cattedra UNESCO in Global Citizenship Education (GCE) in Higher Education assegnata all\u2019Universit\u00e0 di Bologna.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Professore, potrebbe spiegare che cosa intende per GCE facendo riferimento ad esperienze e progetti che ne esprimono il carattere principale?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nella mia posizione di sociologo interessato a tematiche racchiuse in ci\u00f2 che viene definita Mobility Justice, aspetti centrali di ci\u00f2 che intendo per GCE sono la mobilit\u00e0 dell\u2019essere umano e la convivenza pacifica nel rispetto dell\u2019ambiente.<br>Cerco di spiegarmi: il turista, il migrante o il rifugiato sono tutte figure che si muovono e attraversano confini. Da un lato c\u2019\u00e8 chi sceglie di farlo per curiosit\u00e0 nei confronti del mondo, per aprirsi agli altri, per condividere peculiarit\u00e0 culturali e per convivere pacificamente in terra straniera. In questo senso, il turismo pu\u00f2 essere una risorsa per educare alla consapevolezza e al rispetto di ci\u00f2 che ci circonda. Dall\u2019altro lato c\u2019\u00e8 chi \u00e8 costretto a muoversi, ovvero persone che intraprendono un viaggio dal carattere non circolare. Nella nuova societ\u00e0, migrati e rifugiati risultano spesso portatori di una percezione distorta e vengono etichettate come pericolose minacce oppure come vittime verso cui provare piet\u00e0. Tuttavia, \u00e8 bene ricordare che i confini sono pi\u00f9 o meno facilmente attraversabili in base al passaporto che si dispone, venendo cos\u00ec a mancare il riconoscimento della libert\u00e0 di andare ed il diritto a restare. E come si pu\u00f2 parlare di cittadinanza globale senza riconoscere a tutti le stesse possibilit\u00e0 e gli stessi diritti?<\/p>\n\n\n\n<p>Nei discorsi sui diritti umani e in vari altri ambiti che riguardano societ\u00e0 sempre pi\u00f9 multiculturali l\u2019incapacit\u00e0 di provincializzare quello che siamo, provincializzare l\u2019Europa, \u00e8 una parte del problema. L\u2019etnocentrismo che caratterizza le societ\u00e0 occidentali ha forti ripercussioni sia nella gestione dei confini, pensiamo alla difficolt\u00e0 di un africano ad ottenere un visto nell\u2019Europa di Schengen, sia nell\u2019approccio alle sfide legate alla crisi climatica, dove pochi Paesi che da secoli producono gran parte delle emissioni chiedono ai Paesi pi\u00f9 poveri di contribuire in egual modo.<\/p>\n\n\n\n<p>Per queste ragioni credo che, per mettere in discussione i modelli di sviluppo che ci caratterizzano, sia prima necessario mettere in discussione la centralit\u00e0 della cultura occidentale rispetto alle altre e la centralit\u00e0 dell\u2019uomo rispetto alla natura. Le maggiori sfide che ci troviamo ad affrontare oggi e mi riferisco alle isole di plastica che navigano gli oceani, all\u2019accoglienza di persone costrette a migrare, all\u2019inquinamento atmosferico e alle ripercussioni sulla salute, sono il frutto di approcci etnocentrici e antropocentrici.<\/p>\n\n\n\n<p>Perci\u00f2, per rispondere alla domanda, per GCE intendo un ramo dell\u2019educazione che ambisce ad un cosmopolitismo consapevole di vivere in una terra impoverita nella quale convivono esseri umani e non umani. Convivenza basata sul rispetto e l\u2019ospitalit\u00e0 reciproca e, come lo chiamerebbe Achille Mbembe, sul diritto di respirare. Concludo portando l\u2019esperienza dell\u2019associazione YODA di cui sono stato a lungo presidente. L\u2019associazione organizza campi di volontariato, soggiorni e scambi internazionali per giovani di diverse fasce d\u2019et\u00e0, utilizzando il viaggio come elemento centrale per sensibilizzare i partecipanti a valori quali condivisione, comprensione e rispetto della natura. Dal mio punto di vista, le esperienze organizzate dall\u2019associazione sono un esempio concreto di come educare alla cittadinanza globale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Secondo lei quali sono gli elementi della sua visione che possono contribuire ad affrontare le sfide storiche delle nostre societ\u00e0? E quali invece i rischi ed i limiti?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Mettere al centro dell\u2019approccio alla GCE la convivenza tra umani e non umani ed il reciproco rispetto pu\u00f2 contribuire ad affrontare quella sfida che definisco percorso etico tra culture. Considero questa sfida fondamentale in quanto viviamo in societ\u00e0 fortemente eterogenee e la capacit\u00e0 di confrontarsi con la diversit\u00e0 \u00e8 sempre pi\u00f9 una competenza necessaria per vivere in sintonia.<\/p>\n\n\n\n<p>Porto un esempio pratico che sono certo rispecchi la situazione italiana e possa chiarire il pensiero. Recentemente mi sono imbattuto nel testo di religione di una classe prima elementare all\u2019interno della quale credi e culture risultano molteplici. Sfogliando il libro, per\u00f2, \u00e8 evidente come i contenuti fanno riferimento quasi esclusivamente al credo cristiano non considerando altre religioni come quella musulmana, ebraica o il pensiero di Confucio, Buddha o Seneca. Secondo la mia opinione, questo spazio andrebbe aperto al dialogo interreligioso portando esempi di come filosofie lontane nel tempo e nello spazio condividano discorsi di pace e uguaglianza e come esse possano convivere all\u2019interno di citt\u00e0, parchi e classi scolastiche. Ci tengo a precisare che l\u2019ora di religione \u00e8 solo un esempio e che il medesimo approccio pu\u00f2 e deve essere trasferito a tutti gli insegnamenti. Solo grazie ad un percorso etico tra culture che evidenzia la diversit\u00e0 come valore sar\u00e0 possibile affrontare il concetto di ospitalit\u00e0 inteso come apertura incondizionata verso l\u2019altro. Secondo alcune correnti di pensiero, agendo in questa direzione si corre il rischio di perdere le proprie radici, credenze, tradizioni e identit\u00e0. Io personalmente credo che gli alberi abbiano le radici, gli esseri umani hanno le gambe e sono fatti per camminare. Le radici simboleggiano il bagaglio che ci portiamo dietro che non significa non riconoscere il legame del singolo con la propria terra, anzi, sta proprio ad indicare il dovere di prendersene cura.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec intesa, la GCE pu\u00f2 avere gli strumenti per creare una coscienza comune che mira al riconoscimento e alla difesa dei diritti di tutti, compresi quelli della terra. Ecco, una sfida credo sia quella di adottare un pluralismo giuridico che riconosca i diritti della natura, in quanto fino ad oggi l\u2019ambiente naturale \u00e8 sempre stato soggetto ai diritti funzionali all\u2019uomo. Ci\u00f2 significa svincolarsi dall\u2019antropocentrismo e provare a re-immaginare categorie di sviluppo che riconoscano all\u2019acqua del mare, ai pesci e agli uccelli gli stessi diritti dell\u2019uomo. L\u2019essere umano pare al centro di tutto ma in realt\u00e0 \u00e8 una componente del sistema terra, componente sempre pi\u00f9 piccola se ampliamo lo sguardo. Solo nel momento in cui agiremo come attori consapevoli di far parte di un sistema di esseri viventi non solo umani saremo in grado di relativizzare la nostra arroganza e rivedere un modello di sviluppo che non ci porti all\u2019estinzione a breve termine.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>All\u2019interno del sito della cattedra sono state raccolte alcune delle sue pubblicazioni che si collegano ai temi della cittadinanza attiva e globale. Mi pu\u00f2 raccontare qual \u00e8 il filo conduttore che lega queste pubblicazioni e come si \u00e8 evoluto il suo pensiero nel tempo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Direi che la passione per il viaggio sia il filo che lega tutta la mia produzione scientifica. Grazie a questa ho coltivato un lato da attivista che negli anni mi ha consentito di lavorare in collaborazione con numerose ONG e portato in campi profughi in Algeria, Palestina, Mozambico e Bosnia. Esperienze che senza alcun dubbio hanno dato forma al mio pensiero.<br>Dall\u2019altro lato c\u2019\u00e8 invece l\u2019interesse verso la ricerca scientifica su tematiche quali i confini, i diritti umani e come questi temi vengono spettacolarizzati dai media producendo un divario tra realt\u00e0 e percezione. A proposito di questo, se in Italia la maggior parte delle persone crede che la popolazione sia composta dal 30% di migranti (quando in realt\u00e0 \u00e8 il 7%) e che questi siano tutti africani, neri, maschi e musulmani che giungono con i barconi mentre le statistiche dicono altro, si pu\u00f2 capire il potere che tali mezzi hanno sulla percezione di un dato fenomeno. Inoltre, ho svolto ricerche sul tema del turismo ambito osannato perch\u00e9 fonte di capitali in entrata e lustro per la popolazione ospitante, ma che in realt\u00e0 nasconde tante e forti contraddizioni, evidenti a Venezia cos\u00ec come a Barcellona.<\/p>\n\n\n\n<p>La presa di coscienza di tali incoerenze abbinata alle esperienze di volontariato ha fatto si che mi ponessi domande quali: perch\u00e9 queste contraddizioni? Perch\u00e9 queste ingiustizie? Cosa consideriamo legittimo e cosa no? Qui subentra il concetto di Mobility Justice e dei diversi regimi di mobilit\u00e0 che hanno caratterizzato gran parte delle mie pubblicazioni, compresa la pi\u00f9 recente dal titolo \u201cOspitalit\u00e0 mediatica: le migrazioni nel discorso pubblico\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Per concludere ricordo il pensiero di Pierre Bourdieu, il quale suggeriva che per fare una buona ricerca sociale \u00e8 necessario domandarsi che cosa si prova nel profondo e indagarlo con una metodologia scientifica. Negli anni ho fatto questo, riuscendo a mettere insieme la parte di sensibilit\u00e0 personale con la ricerca accademica, collegando ambiti apparentemente slegati ma che in verit\u00e0 sono fortemente interconnessi.<\/p>\n\n\n\n<p><br><\/p>\n","protected":false},"featured_media":0,"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_links_to":"","_links_to_target":""},"class_list":["post-2755","glocited","type-glocited","status-publish","hentry"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.7 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>The empowering journey as a tool for GCE. - UNESCO Chair in Global Citizenship Education<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/unescochairgced.it\/en\/glocited\/the-empowering-journey-as-a-tool-for-gce-dialogues-with-the-scientific-committee-interview-with-pierluigi-musaro\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_US\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"The empowering journey as a tool for GCE. - UNESCO Chair in Global Citizenship Education\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"ABSTRACT Professor of Sociology of Cultural and Communicative Processes, Musar\u00f2 develops the concept of Global Citizenship Education around the themes of Mobility Justice and peaceful coexistence between cultures while respecting the environment. 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