{"id":2938,"date":"2023-10-12T10:17:46","date_gmt":"2023-10-12T08:17:46","guid":{"rendered":"https:\/\/unescochairgced.it\/?post_type=glocited&#038;p=2938"},"modified":"2023-10-12T10:24:14","modified_gmt":"2023-10-12T08:24:14","slug":"libano-tra-fuochi-e-mare","status":"publish","type":"glocited","link":"https:\/\/unescochairgced.it\/en\/glocited\/libano-tra-fuochi-e-mare\/","title":{"rendered":"LIBANO TRA FUOCHI E MARE"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Abstract<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il testo che segue \u00e8 frutto delle impressioni accumulate durante il viaggio-studio effettuato in Libano nell\u2019ambito del \u201clavoro di campo\u201d previsto dal corso di \u201cCompetenze di cittadinanza globale \u2013 LM\u201d, tenuto da Prof. M. Tarozzi da marzo a maggio 2023, cui ho attivamente partecipato. Trattasi dunque di una pagina di diario di viaggio, o quasi. Il corso, diviso in tre moduli e con un approccio interdisciplinare, era volto alla promozione di una coscienza critica sui temi della cittadinanza globale e, pi\u00f9 in generale, a favorire la partecipazione attiva alla vita civica. Il gruppo selezionato per il viaggio, composto da 5 student* magistrali e 2 dottorand* Unibo, accompagnat* da Prof. M. Tarozzi, ha visitato Beirut a maggio 2023. Contestualmente, nell\u2019ambito del progetto di scambio internazionale \u201cGlobal South 22-23\u201d[1] (coordinato da Prof. F. Del Lucchese, Unibo), un gruppo di student* accompagnat* dalla Prof.ssa Carmen Abou-Joud\u00e9 (USJ) ha visitato Bologna a giugno 2023.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>TESTO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>1. Introduzione<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Pu\u00f2 sembrare, quello del titolo, un accostamento di parole ai limiti dell\u2019ossimoro. In realt\u00e0 rende perfettamente, a mio avviso, l\u2019atmosfera che si respira in terra di Levante. E ci\u00f2 per svariate ragioni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Prima fra tutte il clima: a Beirut l\u2019aria \u00e8 pesante, densa, stagnante. Sembra che un incendio sia appena stato domato. Che sia quello post-rivoluzione del 2019 o post-esplosione del 2020 nel porto di Beirut (o entrambe le cose), \u00e8 difficile a dirsi. Percorrendo il famoso lungomare di al-Manara si intravede verso Sud una massa aeriforme di foschia mista a smog: triste risultato dello sfogo di migliaia di generatori cittadini che sopperiscono alla penuria di energia elettrica che da mesi affligge l\u2019intero paese.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lo dimostrano, in secondo luogo, l\u2019urbanistica e il paesaggio: la capitale \u00e8 un concentrato di palazzoni iper-moderni, esito di una folle speculazione edilizia post-guerra civile, e di altrettanti palazzi-relitto lasciati a decomporsi al loro fianco, questi ultimi divenuti \u201ccase di fortuna\u201d per le decine di mendicanti adolescenti che, passeggiando per le strade, spesso ci hanno accompagnato. Similmente alle grosse metropoli del c.d. Sud del mondo (penso a Buenos Aires o, in maniera diversa, alla \u201cnostra\u201d Napoli), i machiavelliani <em>umori<\/em> (Machiavelli, 1984) dei pochi ricchi e dei molti poveri convivono a Beirut, sempre problematicamente, gli uni vicini agli altri, pronti ad accendersi: a darne prova sono sentinelle e telecamere (pi\u00f9 o meno fisiche) da una parte,&nbsp;fili spinati, macerie e fori di proiettili di lunga data dall\u2019altra.<\/p>\n\n\n\n<p>Infuocati, in generale, sono stati i cinque giorni da noi trascorsi in Libano. Un programma serrato di attivit\u00e0, con numerosi organismi ed enti coinvolti che hanno dato forma alla settimana di <em>field work<\/em>, avente gli obiettivi da un lato di trattare i temi della giustizia transizionale, della memoria, della violenza politica e del terrorismo, oltre che, soprattutto, quelli delle migrazioni intra- e inter- nazionali, della globalizzazione e dell\u2019educazione alla cittadinanza globale (ECG); dall\u2019altro, di farlo attraverso pratiche educative alternative, con un approccio multidisciplinare e multilingue. La tesi che sostengo \u00e8 che l\u2019intera gamma di attivit\u00e0 svolte possa essere il riflesso di quella che Andreotti (2006) e Tarozzi (2019, p. 3) definiscono \u00abcritical GCED\u00bb. Se io ravviso una linea di continuit\u00e0 abbastanza esplicita tra il programma del corso di \u201cCompetenze di Cittadinanza Globale\u201d, attivit\u00e0 svolte in Libano e in Italia e temi della <em>critical ECG<\/em>, un lavoro teorico-pratico che lo dimostri in maniera esauriente rimane ancora da pensare e svolgere.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>2. Attivit\u00e0<strong>[2]<\/strong> e ECG critica<em>.<\/em><\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>La visita guidata da Mona Hallak alla \u201cYellow House\u201d, oggi \u201cBeit Beirut\u201d, storico edificio al centro della Green Line (la nota via che separava Beirut Est da Beirut Ovest durante la guerra), \u00e8 stata una delle prime attivit\u00e0 svolte: all\u2019interno, arte restaurativa postmoderna e filantropismo francese si fondono, e il tanto materiale presente ha fatto da contrasto al poco tempo che abbiamo avuto per una sua analisi approfondita e una riflessione di gruppo \u2013 ma \u00e8 questa, pi\u00f9 in generale, una \u201clieve\u201d mancanza estendibile all\u2019intero soggiorno in Libano.<\/p>\n\n\n\n<p>Il palazzo, ex dimora della famiglia palestinese Barakat, ma \u2013 si narra \u2013 anche sede di comizi e adunanze dei seguaci falangisti di Pierre Gemayel, \u00e8 stato durante tutta la guerra punto strategico per cecchini di opposte fazioni. Fuochi di proiettili si sono incrociati qui per quindici anni. Ed era fuoco, d\u2019altronde, quello che ardeva negli occhi di Nassim Assaad (ex miliziano e ora attivista per l\u2019ONG \u201cFighters for peace\u201d) quando ci ha guidato sino all\u2019incrocio con il \u201cBarakat building\u201d proprio lungo la Green Line, condividendo la sua storia di combattente e la scelta successiva di entrare a far parte di una ONG: il volto scavato, gli occhi lucidi e l\u2019incedere deciso mentre raccontava, tra una sigaretta e l\u2019altra, ci hanno trasmesso molto pi\u00f9 del suo arabo (seppur tradotto). Didattica esperienziale, condotta direttamente sul campo, che ho trovato estremamente formativa e in linea con gli obiettivi del progetto e del corso.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra bidoni di acqua, copertoni di pneumatici e fili elettrici volanti, siamo riusciti ad accedere anche al campo profughi di Shatila, una bomba sociale a orologeria gi\u00e0 implosa in passato e che rappresenta, insieme agli altri campi profughi presenti in Libano, un gigantesco problema politico-economico per il paese. Certo non \u201cil problema\u201d <em>tout court <\/em>\u2013 come vorrebbero invece dare ad intendere i <em>leader<\/em> politici libanesi, facendola passare per una questione razziale. A Shatila, per esempio, sono ormai proprio libanesi e siriani ad abitarci in maggior numero, mentre i palestinesi di stanza sono sempre di meno \u2013 ci dice \u201cBasmeh &amp; Zeitooneh\u201d, ONG che ci ha accolto nel campo e ci ha descritto la sua storia e il suo funzionamento attraverso una lezione partecipata. \u00c8 stata precisamente questa visita a farci toccare con mano alcune delle cause e delle conseguenze della globalizzazione, dei conflitti internazionali e del (de)colonialismo in Medio Oriente. In questo senso, mi pare sia emerso proprio qui, in maniera preponderante, l\u2019intento di affrontare sul campo tematiche cruciali di un approccio critico alla ECGquali la giustizia sociale e il postcolonialismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Altra tematica centrale affrontata \u00e8 stata proprio quella politica. Perch\u00e9 \u00e8 tutt\u2019attorno a questa che gira il paese, di fatto preda della lunga scia di una <em>rivoluzione passiva<\/em>, per dirla con Gramsci (Gramsci, 1975). Il conflitto civile libanese \u00e8 ufficialmente finito nel 1990, ma gli ex signori della guerra controllano, spartendosi le aree d\u2019influenza, l\u2019intero territorio. Di pi\u00f9: controllano i quartieri dell\u2019intera capitale (e seppur in minima parte ne siamo stati testimoni diretti), ogni singolo esercizio commerciale e ogni carica pubblica. Militarismo e clientelismo regnano incontrastati: \u201cun\u2019enorme cancro, un\u2019insanabile metastasi che continua e uccidere il Libano\u201d, ha chiosato Dr. Wissam Lahham, esperto in diritto costituzionale, quando abbiamo visitato il complesso della Saint Joseph University.<\/p>\n\n\n\n<p>Capitolo a s\u00e9 lo fa invece il viaggio effettuato a Sud, a Mleeta. Entrare nei territori di Hezbollah \u00e8 spiazzante, <em>dis<\/em>-armante, quasi come inoltrarsi in un\u2019area arsa e devastata in cui la vegetazione comincia sinistramente a rifiorire. Una \u201cLinea Verde 2.0\u201d, solo decisamente pi\u00f9 in grande. E il rischio che tale vegetazione sia estremamente velenosa, lo si percepisce, \u00e8 molto, troppo alto.<\/p>\n\n\n\n<p>Non avendo usufruito di guide ufficiali, la visita al museo di Mleeta \u00e8 stata in parte gestita dai professori USJ. Due cose, personalmente, ho percepito in maniera netta: l\u2019immersione totale in un campo di battaglia ripristinato <em>ad hoc <\/em>da coloro che si considerano i salvatori della regione (e dello Stato libanese tutto); la costruzione di ogni singolo percorso, relitto, scritta, indicazione, video o immagine a partire dal tema della cacciata e della distruzione di un oppressore esterno, di un nemico. Insomma, una paradossale e problematica affermazione che passa per una pericolosa negazione. E che tanto ci ha fatto riflettere sulle funzioni politico-ideologiche e propagandistiche che possono assumere in altre parti del mondo luoghi \u201cneutri\u201d e \u201cculturali\u201d (per noi studenti europei) come i musei.<\/p>\n\n\n\n<p>Le visite a Byblos e Sidone, anch\u2019esse sotto la guida dei professori USJ, hanno ugualmente centrato alcune delle finalit\u00e0 dello scambio, come appunto quella di riflettere su alcune delle sfide pi\u00f9 attuali della nostra societ\u00e0. Tra l\u2019impero marittimo dei Fenici e quello delle Repubbliche Marinare passano migliaia di anni, eppure camminare letteralmente <em>sopra<\/em> le rovine di quella che oggi si chiama Jbeil, tra rocce millenarie e prodromi di alfabeto latino, e <em>in mezzo<\/em> ai cunicoli di Saida, tra antichi empori che smerciano luffa e ogni genere di spezia, mi ha fatto tornare alla mente una frase di Predrag Matvejevi\u0107: \u00abIl Mediterraneo \u00e8 un immenso archivio e un profondo sepolcro\u00bb (Matvejevi\u0107, 1991, p. 38). <em>Comune<\/em>, aggiungerei: se l\u2019annoso dilemma della convivenza, tanto in Medio Oriente quanto in Europa, rimane una ferita aperta, questo viaggio ha dimostrato una volta di pi\u00f9 che il mare che bagna queste terre (e le nostre) \u00e8 uno soltanto. Cos\u00ec il popolo che vi dimora e che da sempre lo attraversa.<\/p>\n\n\n\n<p>Una nota finale la meritano proprio le persone che abbiamo conosciuto in questa settimana, che tutti questi luoghi li abitano e li vivono giornalmente. Un fuoco di resistenza che, consapevole delle sanguinose e latenti contraddizioni della propria terra, tuttavia non si spegne. Gli studenti del programma ArMA in \u201cDemocrazie e Diritti umani\u201d sono il volto sociale alternativo che lotta, e sono loro che ci hanno mostrato cos\u2019\u00e8 la passione per la \u201ccausa umana\u201d; la professoressa e attivista Carmen Abou-Joud\u00e9 e l\u2019ONG \u201cAct for the Disappeared\u201d ci hanno spiegato che una politica vera, che ricordi il dolore del passato e si spenda per un futuro migliore, pu\u00f2 esistere; gli attivisti di \u201cLaban\u201d e i loro progetti teatrali, una boccata d\u2019ossigeno in mezzo al fumo soffocante della censura e della coercizione statale e poliziesca, ci hanno dato un esempio vivo di cosa significhi rivendicare la libert\u00e0 di parola e d\u2019espressione, anche e soprattutto artistica. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco che, in chiusura, si pu\u00f2 affermare che nei confronti di noi studenti la ECG abbia realmente operato a un livello di \u00abpre-apprendimento\u00bb (Tarozzi, 2019, p. 6), attraverso un percorso didattico iniziato in classe a marzo 2023 e conclusosi i mesi successivi (giugno 2023) con la visita degli studenti libanesi a Bologna. Gli obiettivi teorici sono infatti risultati essere allineati con le attivit\u00e0 pratiche svolte, e credo che i rischi paventati da Mannion <em>et al.<\/em> (2011) riguardo una strumentalizzazione o una \u201cerrata\u201d interpretazione del concetto di cittadinanza globale siano stati, nella pratica giornaliera del nostro viaggio e delle esperienze didattiche svolte, ampiamente scongiurati.<\/p>\n\n\n\n<p>NOTE:<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li>Per una panoramica generale sul progetto di scambio \u201cGlobal South 22-23\u201d &nbsp;<a href=\"https:\/\/site.unibo.it\/representing-the-absence\/en\">https:\/\/site.unibo.it\/representing-the-absence\/en<\/a>.<\/li>\n\n\n\n<li>Per un quadro completo delle attivit\u00e0 svolte, si rimanda al sito del progetto \u201cGS 22-23\u201d (nota 1) e a quello del corso di \u201cCompetenze di CG\u201d, <a href=\"https:\/\/www.unibo.it\/it\/didattica\/insegnamenti\/insegnamento\/2022\/483838\">https:\/\/www.unibo.it\/it\/didattica\/insegnamenti\/insegnamento\/2022\/4<\/a><\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p><strong>Riferimenti bibliografici:&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Andreotti, V. (2006). Soft versus critical global citizenship education. <em>Policy &amp; practice: A development education review, Vol. 3<\/em>, pp. 40-51.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Biesta, G., Mannion, G., Priestley, M. e Ross H. (2011). <em>The global dimension in education and education for global citizenship: genealogy and critique<\/em>. Globalisation, Societies and Education.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Charif, M. (2022<em>). I nodi irrisolti del pensiero arabo. Palestina, Riformismo, Jihad<\/em>. (I. De Francesco, A cura di). Edizioni Punto Rosso.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Emerson, R. M., Fretz, R. I., &amp; Shaw, L. L. (2011). <em>Writing Ethnographic Fieldnotes<\/em> (2nd ed.). The University Of Chicago Press.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Gramsci, A. (1975). <em>Quaderni del carcere.<\/em> (V. Gerratana, A cura di). Giulio Einaudi Editore.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Machiavelli, N. (1984). <em>Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio<\/em>. Introduzione di G. Sasso, Premessa al testo e Note di G. Inglese. BUR.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Swiss Academies of Arts and Sciences (2017). <em>A Conflict Sensitive Approach to Field Research \u2013 Doing Any Better?<\/em>. Swiss Academies Reports, 12, (5).<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Matvejevi\u0107, P. (1991). <em>Mediterraneo. Un nuovo breviario.<\/em> Garzanti.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Tarozzi, M. (2019). Global Citizenship Education. In Bourn, D. e Pasha A. (A cura di), <em>The Bloomsbury Encyclopedia of Social justice in Education<\/em>, sezione \u201cGlobal Education\u201d, Bloomsbury Publishing.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n","protected":false},"featured_media":0,"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_links_to":"","_links_to_target":""},"class_list":["post-2938","glocited","type-glocited","status-publish","hentry"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.7 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>LIBANO TRA FUOCHI E MARE - UNESCO Chair in Global Citizenship Education<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/unescochairgced.it\/en\/glocited\/libano-tra-fuochi-e-mare\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_US\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"LIBANO TRA FUOCHI E MARE - UNESCO Chair in Global Citizenship Education\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Abstract Il testo che segue \u00e8 frutto delle impressioni accumulate durante il viaggio-studio effettuato in Libano nell\u2019ambito del \u201clavoro di campo\u201d previsto dal corso di \u201cCompetenze di cittadinanza globale \u2013 LM\u201d, tenuto da Prof. M. 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