{"id":2998,"date":"2023-11-06T15:38:53","date_gmt":"2023-11-06T14:38:53","guid":{"rendered":"https:\/\/unescochairgced.it\/?post_type=glocited&#038;p=2998"},"modified":"2023-11-06T15:56:36","modified_gmt":"2023-11-06T14:56:36","slug":"transformative-pedagogy-from-trans-generational-listening","status":"publish","type":"glocited","link":"https:\/\/unescochairgced.it\/en\/glocited\/transformative-pedagogy-from-trans-generational-listening\/","title":{"rendered":"Transformative pedagogy from trans-generational listening."},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Abstract<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Associate Professor of General and Social Pedagogy, Alessandro Tolomelli develops the concept of Global Citizenship Education around the themes of transformative pedagogy, community empowerment and the need to interact with new generations. The professor&#8217;s proposal is based on the idea of affirming and practising education as a transformative and divergent approach that aims to change the person and society in a positive and non-functional sense. Tolomelli stresses the need to reduce the cultural distance that separates his generation from younger ones, by listening to and adopting the regenerative proposals they are formulating to make sense of their future.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>TEXT<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Alessandro Tolomelli \u00e8 professore associato in Pedagogia Generale e Sociale presso il Dipartimento di Scienze dell\u2019Educazione \u201cGiovanni Maria Bertin\u201d dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna. \u00c8 membro del Comitato Scientifico della \u201cCollana di Pedagogia Sociale e di Storia dell\u2019Educazione\u201d e della Cattedra UNESCO in Global Citizenship Education (GCE) in Higher Education assegnata all\u2019Universit\u00e0 di Bologna.<\/p>\n\n\n\n<p>Da sempre impegnato nel sociale, collabora con organizzazioni locali e internazionali formando figure nell\u2019ambito educativo. I suoi interessi di ricerca si sviluppano sui temi della partecipazione attiva, della pedagogia di comunit\u00e0, le teorie e i modelli dell\u2019empowerment ed il Teatro dell\u2019Oppresso.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Professore, potrebbe spiegare che cosa intende per ECG?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Educazione alla cittadinanza globale \u00e8 un termine che attraversa tutto il mio impegno pedagogico seppur nelle mie attivit\u00e0 di ricerca, insegnamento e impegno sociale non \u00e8 una definizione che tradizionalmente uso.<\/p>\n\n\n\n<p>Per definire ECG partirei dalla ricerca di dottorato che ho condotto sulla pedagogia della complessit\u00e0 di cui illustre esponente \u00e8 stato Edgard Morin. L\u2019autore sviluppa il suo pensiero in merito \u201calla consapevolezza della terra patria\u201d, disegnando un\u2019idea di cittadinanza globale che fa riferimento alla necessit\u00e0 di educare all\u2019assunzione di responsabilit\u00e0 e consapevolezza in merito alle interdipendenze che legano i soggetti al contesto in cui vivono, all\u2019ambiente natura e a tutte le specie viventi del pianeta.<\/p>\n\n\n\n<p>Personalmente sono convinto che le capacit\u00e0 cognitive e tecnologiche di cui dispone l\u2019essere umano siano la pi\u00f9 grande risorsa per favorire la comprensione reciproca, la solidariet\u00e0 e l\u2019empatia. Tuttavia, si riscontra una tendenza a sopravvalutare tali capacit\u00e0 e sottovalutare i rischi che una messa in pratica acritica di queste porta con s\u00e9, innescando cos\u00ec scenari distopici gi\u00e0 concretizzati in alcune aree del pianeta. \u00c8 questo il punto di partenza del mio impegno verso ci\u00f2 che definisco cultura pedagogica diffusa, cio\u00e8 l\u2019idea che la questione educativa debba essere posta al centro dell\u2019agenda politica e del dibattito pubblico come un bene della comunit\u00e0, altrimenti si corre il rischio che i legami e le relazioni che tengono unite le societ\u00e0 si sgretolino sempre pi\u00f9. La pedagogia, disciplina marginalizzata rispetto alle scienze umane e sociali per molto tempo, spesso concepita come una pratica che riguarda solo l\u2019infanzia e l\u2019adolescenza, si rivolge a tutti gli individui, i quali continuamente devono mettersi in discussione e continuare ad imparare e prendersi cura dell\u2019ambiente, delle nuove generazioni e dei soggetti pi\u00f9 fragili. L\u2019educazione ha il potere di modificare l\u2019approccio e l\u2019atteggiamento con cui le nostre societ\u00e0 guardano al proprio interno e prospettano il futuro ponendo quesiti scomodi che possono indurre riflessioni e cambiamenti sostanziali.<\/p>\n\n\n\n<p>Duccio Demetrio definisce la pedagogia come la scienza del cambiamento e mai come oggi le societ\u00e0 hanno bisogno di cambiare modello di vita, economico e sociale. Quando parlo di cambiamento mi riferisco alla necessit\u00e0 di un nuovo paradigma a cui fare riferimento, alla necessit\u00e0 di indossare un nuovo paio di occhiali attraverso cui guardare s\u00e9 stessi e gli altri, le interazioni e le interdipendenze che si creano, sia a livello globale che regionale.<br>Se quanto espresso finora rappresenta il mio interesse ed il mio impegno a livello macro, sono anche convinto che il cambiamento possa partire dal contesto locale per diffondersi su scala globale. Faccio ancora riferimento a Edgard Morin, che nel libro \u201cI sette saperi necessari all\u2019educazione del futuro\u201d definisce questo processo controcorrente generatrice ed io, nel mio piccolo, sto agendo nella speranza di generare questo processo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dato il suo impegno quotidiano nel sociale, potrebbe fare riferimento ad esperienze e progetti che rappresentano volont\u00e0 di cambiamento e che rientrano nel quadro di ci\u00f2 che intende per ECG?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nella mia prospettiva l\u2019educazione \u00e8 una disciplina che si rivolge al territorio nella sua complessit\u00e0, una disciplina cerniera che lavora sulle sinergie, sulle relazioni, che tende ad unire gli ambiti ed i contesti, che non si nasconde dietro le protezioni istituzionali che relegano il lavoro educativo a contesti e ambienti specifici.<\/p>\n\n\n\n<p>Se, come ho sostenuto in precedenza, i processi globali hanno ricadute contingenti nel locale, gli individui possono agire sia in quanto cittadini globali sia in quanto cittadini che vivono piccoli contesti dai quali possono partire le controcorrenti generatrici attraverso le quali innescare un effetto che pu\u00f2 avere portata globale.<\/p>\n\n\n\n<p>Un esempio che mi viene in mente \u00e8 quello della Regione Emilia-Romagna. Nel dopoguerra in regione si \u00e8 sviluppato un modello di gestione della cosa pubblica basato su principi di solidariet\u00e0, progresso e socialismo, guidato da una classe politica e da una generazione di intellettuali che hanno sostenuto le comunit\u00e0 locali al fine di ricostruire gli ambienti di vita e le istituzioni dopo il disastro bellico. Negli anni 90\u2019 per\u00f2 il modello va in crisi venendo a mancare il senso di fiducia tra e verso le istituzioni e i corpi intermedi. Crisi che affligge ancora oggi sia la sfera politico elettorale sia la sfera dell\u2019impegno dei cittadini alla vita e alla gestione comunitaria.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel tentativo di porre rimedio a questa situazione, la giunta regionale ha deliberato nel 2018 la Legge 15, frutto di un dibattito sui temi della cittadinanza e della crisi di partecipazione. Concentrandosi su questi aspetti, il libro \u201c<em>Partecipazione ed empowerment. La realt\u00e0 bolognese come caso studio\u201d&nbsp;<\/em>\u00e8 il risultato di una ricerca che ha utilizzato due paradigmi di riferimento (l\u2019empowerment e la pedagogia degli oppressi) per smontare la retorica della partecipazione come bene di consumo e brand commerciale. Retorica che policy-makers, amministratori e anche qualche collega continuano a difendere. La ricerca mostra come le istituzioni si siano approcciate alle sfide in chiave tecnocratica (top-down) piuttosto che scendere sul terreno e capire che cosa si stesse muovendo dal basso. Questa modalit\u00e0 d\u2019azione tende a generare processi di selezione avversa per la quale le opportunit\u00e0 vengono colte solo dalle fasce della popolazione in possesso di un capitale culturale sufficiente ad accedere a tali opportunit\u00e0 ed esclude coloro che per difficolt\u00e0 e processi di emarginazione su base culturale, linguistica, economica e psicologica non sono in grado di coglierle. Persone emarginate che, invece, dovrebbero essere le principali destinatarie delle politiche sul tema della partecipazione e della mobilitazione delle risorse.<\/p>\n\n\n\n<p>Per modificare questa tendenza \u00e8 necessario riattivare il dialogo e il confronto anche con i cittadini che vivono nei contesti pi\u00f9 marginali delle citt\u00e0. Richiamando Paulo Freire, i processi di coscientizzazione e di liberazione del potenziale di cittadinanza sono processi che richiedono alle istituzioni umilt\u00e0 e consapevolezza del proprio privilegio.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019altra esperienza molto significativa sul tema della partecipazione \u00e8 quella dei Laboratori di Comunit\u00e0 del Comune di Bologna, servizi di welfare innovativo rivolti a persone vulnerabili (persone senza fissa dimora, in carico ai servizi per dipendenza patologica, affetti da disagio psicologico). I laboratori sono iniziative aperte a tutte\/i che coinvolgono in azioni di cura del bene pubblico chi tradizionalmente verrebbe visto come bisognoso di aiuto dai servizi sociali. Attivit\u00e0 simili sono una risorsa di grande valore per i territori in quanto strumento in grado di ri-generare legami di comunit\u00e0 partendo dalla vulnerabilit\u00e0 delle persone e creare relazioni tra cittadini che hanno appartenenze culturali e sociali differenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella mia visione, gli educatori socio pedagogici sono figure di assoluta importanza, tra le poche che nella pratica si impegnano in favore degli emarginati costantemente vittime di ingiustizie. Per questo sto lavorando molto alla formazione di figure educative impegnate a livello extrascolastico per aumentare la loro consapevolezza e competenza, per costruire epistemologie professionali che consentano di reggere l\u2019urto con le nuove sfide del lavoro educativo nell\u2019ambito del disagio adolescenziale e nell\u2019accoglienza delle persone che vengono da altri contesti geografici, spesso vittime di migrazioni forzate.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Le sfide che le nostre societ\u00e0 si trovano ad affrontare in questo periodo storico necessitano di azioni immediate che abbiano un effetto in prospettiva. Secondo lei quali sono le principali difficolt\u00e0 ed i limiti che l\u2019approccio da lei descritto si trova ad affrontare per avere un impatto su sfide di cos\u00ec grande portata? E quali invece gli elementi che possono contribuire ad affrontare le sfide storiche delle nostre societ\u00e0?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Tra le tante sfide che si possono individuare nel mondo globalizzato quella che sta attirando maggiormente la mia attenzione \u00e8 ci\u00f2 che definisco ingiustizia generazionale, ovvero il fatto che la generazione di adulti di cui faccio parte non \u00e8 in grado di interagire, ascoltare e comprendere le nuove generazioni. \u00c8 avvenuto in breve tempo un vero e proprio slittamento culturale, un mutamento nei riferimenti esistenziali che ha allontanato le nuove generazioni dalle precedenti, tanto che non \u00e8 una follia considerarle appartenenti a due culture distinte.<\/p>\n\n\n\n<p>Siccome credo che le sfide dell\u2019educazione alla cittadinanza globale debbano riguardare le nuove generazioni \u00e8 fondamentale rendersi conto che ci troviamo di fronte a una generazione a cui \u00e8 stata sottratta la possibilit\u00e0 di prospettarsi un futuro degno, essendo costantemente esposte a previsioni catastrofiche sul piano ambientale e delle relazioni sociali. Tuttavia, le nuove generazioni stanno formulando prospettive composte da elementi inediti per rigenerare il proprio senso di vita ed il proprio punto di vista sulle realt\u00e0 che si trovano a vivere. A questo punto per\u00f2 \u00e8 richiesto un cambio di prospettiva a noi adulti che ci troviamo a confrontarci con questi nuovi punti di vista, per non cadere in quell\u2019ottica paternalistica che porta a voler immediatamente giudicare le nuove e divergenti prospettive e bocciarle al minimo errore.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dalle sue parole emergono due tematiche di particolare interesse: da un lato la mancanza di partecipazione data dalla crescente sfiducia nelle istituzioni e dall\u2019altro la difficolt\u00e0 nel dialogo con le nuove generazioni. Vista la necessit\u00e0 espressa di entrare in dialogo con i nuovi movimenti, come pensa sia possibile farlo? Come \u00e8 possibile colmare la distanza generazionale che ha segnalato?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il mio ultimo libro \u201cIl valore pedagogico della divergenza\u201d si sviluppa sull\u2019idea che ci\u00f2 che viene percepito come non bello, non di valore e non di successo possa invece avere un significato trasformativo e rigenerativo, che va valorizzato e osservato con grande attenzione. Partendo da questo punto di vista, io penso che la generazione di cui faccio parte debba provare a mettersi al seguito di proposte che magari immediatamente non capisce ma che, riprendendo ancora una volta Morin, possono essere comprese. Con questo voglio dire che \u00e8 necessario allargare la personale comprensione della realt\u00e0 e sforzarsi di attendere che emergano gli elementi razionali e cognitivi delle nuove generazioni. Per capire e comprendere le alternative che i nuovi cittadini stanno formulando \u00e8 doveroso cambiare paradigma mentre troppo spesso ci si spende in critiche e considerazioni avventate basate su riferimenti culturali e paradigmatici ad oggi superati. Bisogna attendere che le nuove proposte diventino egemoniche, mettersi in ascolto e lasciare la leadership alle nuove generazioni, mostrando fiducia e disponibilit\u00e0 a supportarle.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>All\u2019interno del sito della cattedra sono state raccolte alcune delle sue pubblicazioni che si collegano ai temi della cittadinanza attiva e globale. Mi pu\u00f2 raccontare qual \u00e8 il filo conduttore che lega queste pubblicazioni e come si \u00e8 evoluto il suo pensiero nel tempo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Antonio Faeti, che considero un mio grande maestro per quanto non sia stato suo allievo, affermava che la pedagogia e l\u2019educazione devono essere sovversive nel rispetto del principio della non violenza ed essere nutrite dagli elementi del bello e delle passioni gioiose. Cos\u00ec, le mie proposte paradigmatiche sono unite dall\u2019idea di voler affermare e praticare l\u2019educazione e la pedagogia come approccio che ha alle proprie radici ontologiche l\u2019idea di cambiamento, trasformazione e divergenza, processo che ha come fine ultimo quello di modificare la persona e la societ\u00e0 in senso positivo, inteso non in ottica funzionale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se posso permettermi la metafora, \u00e8 un po\u2019 come la Costituzione. Spesso noi italiani ci vantiamo di avere una delle pi\u00f9 belle carte costituzionali nel mondo, peccato per\u00f2 che spesso venga tradita nella pratica, rimanendo una sorta di dichiarazione di intenti che raramente trova applicazione. Cos\u00ec, come un politico dovrebbe cercare di mettere in pratica i principi espressi nella costituzione, un pedagogista dovrebbe cercare di mettere in pratica i principi che autori come Bertolini, Montessori, Dewey e Freire hanno teorizzato. \u00c8 questo un po\u2019 il senso e l\u2019ambizione del mio impegno professionale ed esistenziale. Quindi, per rispondere alla tua domanda con una battuta, il filo conduttore che tiene unito tutto il mio pensiero sar\u00e0 il libro che scriver\u00f2 tra dieci anni.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Delle tante iniziative che porta avanti con successo vi \u00e8 l\u2019impegno con Krila, compagnia che propone laboratori di primo e secondo livello di Teatro dell\u2019Oppresso. Ci pu\u00f2 raccontare qualcosa di pi\u00f9 di questa realt\u00e0?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Krila nasce dall\u2019impegno di Alessandro Zanchettin, Alessandra Gigli e il sottoscritto, Alessandro Tolomelli, tre giovani ricercatori affascinati dal metodo del Teatro dell\u2019Oppresso. Eravamo \u201ci tre Ali\u201d e per questo abbiamo pensato ad un nome che ci potesse rappresentare senza per\u00f2 voler scegliere un inglesismo e da qui il nome Krila, che in lingua serbo-croata significa proprio ali.<\/p>\n\n\n\n<p>A inizio anni 2000, quando collaboravamo con la professoressa Contini, abbiamo iniziato a condurre dei laboratori con studenti universitari e da queste prime esperienze \u00e8 sorta l\u2019idea di creare un gruppo che si ponesse l\u2019obiettivo di fare ricerca e formazione utilizzando il Teatro dell\u2019Oppresso come strumento da applicare nei vari contesti delle nostre realt\u00e0 di vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Fin da subito abbiamo cercato di percepire Krila come uno spazio di libert\u00e0 e convivialit\u00e0 nel quale sperimentare senza invischiarci in dinamiche commerciali, aperto al servizio delle comunit\u00e0 locali. Abbiamo fatto tante cose per noi davvero interessanti, tra le quali mi piace ricordare il progetto&nbsp;<em>Together<\/em>&nbsp;ideato da Barbara Santos, storica collaboratrice di Augusto Boal, a cui abbiamo partecipato tra il 2012 e 2015. Il progetto utilizzava il Teatro dell\u2019Oppresso per interrogarsi sulla dimensione europea di cittadinanza e sulla possibilit\u00e0 di condividere un orizzonte culturale. Ad oggi, Krila non risulta pi\u00f9 un\u2019associazione ma un progetto permanente all\u2019interno degli spazi di Camere d\u2019Aria \u2013 Officina Polivalente delle Arti e dei Mestieri di Bologna.<\/p>\n\n\n\n<p>TESTI MENZIONATI:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Edgar Morin (2001).&nbsp;<em>I sette saperi necessari all\u2019educazione del futuro<\/em>. Milano: Raffello Cortina Editore.<\/li>\n\n\n\n<li>Garzya,&nbsp;Margherita; Giustini,&nbsp;Chiara; Pitti,&nbsp;Ilaria; Tolomelli,&nbsp;Alessandro &amp; Volturo, Stella (2014).&nbsp;<em>Partecipazione ed Empowerment. La realt\u00e0 bolognese come caso studio<\/em>. Milano: Franco Angeli.<\/li>\n\n\n\n<li>Tolomelli, Alessandro (2022).&nbsp;<em>Il valore pedagogico della divergenza<\/em>. Milano: Guerini Scientifica.<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"featured_media":0,"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_links_to":"","_links_to_target":""},"class_list":["post-2998","glocited","type-glocited","status-publish","hentry"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.7 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Transformative pedagogy from trans-generational listening. - UNESCO Chair in Global Citizenship Education<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/unescochairgced.it\/en\/glocited\/transformative-pedagogy-from-trans-generational-listening\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_US\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Transformative pedagogy from trans-generational listening. - UNESCO Chair in Global Citizenship Education\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Abstract Associate Professor of General and Social Pedagogy, Alessandro Tolomelli develops the concept of Global Citizenship Education around the themes of transformative pedagogy, community empowerment and the need to interact with new generations. 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